Mostri della pianura
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mercoledì 6 gennaio 2016
08.09 - 7x3 termini in inglese
A for alien
B for black
C for children
D for deformation
E for evil
F for fantastic
G for ghost
H for huge
I for ignoble
L for lubber
M for monster
N for nasty
O for orrible
P for prodigy
Q for quackish
R for rotten
S for scarecrow
T for trap
U for unknown
V for vicious
Z for zombie
A for alien
B for black
C for children
D for deformation
E for evil
F for fantastic
G for ghost
H for huge
I for ignoble
L for lubber
M for monster
N for nasty
O for orrible
P for prodigy
Q for quackish
R for rotten
S for scarecrow
T for trap
U for unknown
V for vicious
Z for zombie
martedì 5 gennaio 2016
lunedì 4 gennaio 2016
08.03 - Allevamenti di umani
MICHEL FABER - Sotto la pelle
"Il vodsel, dopo alcuni movimenti goffi, era ormai fermo, e stava acquattato nel fascio di luce della torcia, nudo e intontito. Intorno al suo capo turbinavano piccole nubi di vapore bianco, respiro dopo respiro. Allontanato dal calore del recinto era pateticamente incapace di affrontare le con-dizioni ambientali esterne, era pieno di graffi sanguinanti e il colore roseo della pelle era divenuto bluastro per il freddo. Aveva il tipico aspetto del mestrale, la testina rasata incastonata come una gemma in cima a un corpo sproporzionatamente massiccio. La sacca dello scroto dondolava come una foglia di quercia sotto la scura ghianda che era il suo pene. Tra le gambe gli gocciolava un sottile flusso di diarrea nerastra. I pugni fendevano l'aria a scatti. La bocca si allargava come a mostrare i molari mancanti e il mozzicone di lingua che gli era rimasto."
MICHEL FABER - Sotto la pelle
"Il vodsel, dopo alcuni movimenti goffi, era ormai fermo, e stava acquattato nel fascio di luce della torcia, nudo e intontito. Intorno al suo capo turbinavano piccole nubi di vapore bianco, respiro dopo respiro. Allontanato dal calore del recinto era pateticamente incapace di affrontare le con-dizioni ambientali esterne, era pieno di graffi sanguinanti e il colore roseo della pelle era divenuto bluastro per il freddo. Aveva il tipico aspetto del mestrale, la testina rasata incastonata come una gemma in cima a un corpo sproporzionatamente massiccio. La sacca dello scroto dondolava come una foglia di quercia sotto la scura ghianda che era il suo pene. Tra le gambe gli gocciolava un sottile flusso di diarrea nerastra. I pugni fendevano l'aria a scatti. La bocca si allargava come a mostrare i molari mancanti e il mozzicone di lingua che gli era rimasto."
domenica 3 gennaio 2016
07.03 - Mostruosità nelle scienze
Biologia: Chimera mostruosa
Astronomia: Buco nero
Matematica: Errori
Fisica: Bomba atomica
Chimica: NH4Cr207 - HgSCN
Fisiologia: Flatulenza
Medicina: Concepimento in vitro
Veterinaria: Urodeli
Antropologia: Guerra
Meteorologia: Tornado
Economia: Martedì nero
Archeologia: Liopleurodon
Geologia: Tettonica delle placche
Anatomia: Fotosintesi clorofilliana
Psicologia: Sindrome di Stoccolma
Sociologia: Apartheid
Mineralogia: Miniera di Naica
Linguistica: Linguaggio nero
Informatica: Prodigio dell'informatica
Automatica: Sedia a rotelle che sale le scale
Zoologia: Agnello con faccia umana
Etologia: Yetigal
Ecologia: Ecomostri
Biologia: Chimera mostruosa
Astronomia: Buco nero
Matematica: Errori
Fisica: Bomba atomica
Chimica: NH4Cr207 - HgSCN
Fisiologia: Flatulenza
Medicina: Concepimento in vitro
Veterinaria: Urodeli
Antropologia: Guerra
Meteorologia: Tornado
Economia: Martedì nero
Archeologia: Liopleurodon
Geologia: Tettonica delle placche
Anatomia: Fotosintesi clorofilliana
Psicologia: Sindrome di Stoccolma
Sociologia: Apartheid
Mineralogia: Miniera di Naica
Linguistica: Linguaggio nero
Informatica: Prodigio dell'informatica
Automatica: Sedia a rotelle che sale le scale
Zoologia: Agnello con faccia umana
Etologia: Yetigal
Ecologia: Ecomostri
venerdì 4 dicembre 2015
sabato 14 novembre 2015
05.02 - 5 righe su uno stretto
Scilla e Cariddi sono due ninfe bellissime trasformate in terribili mostri, che risiedevano sui due lati dello stretto di Messina. La prima con dodici piedi, due teste e sei bocche, divorava i marinai che si avvicinavano. Mentre la seconda tre volte al giorno inghiottiva le onde del mare, rigettandole poi per altrettante volte.
Scilla e Cariddi sono due ninfe bellissime trasformate in terribili mostri, che risiedevano sui due lati dello stretto di Messina. La prima con dodici piedi, due teste e sei bocche, divorava i marinai che si avvicinavano. Mentre la seconda tre volte al giorno inghiottiva le onde del mare, rigettandole poi per altrettante volte.
sabato 7 novembre 2015
05.01 - Mostri nella più vecchia odissea
Dall'altra parte havvi due scogli: l'uno
Va sino agli astri, e fosca nube il cinge
Né su l'acuto vertice, l'estate
Corra o l'autunno, un puro ciel mai ride.
Montarvi non potrebbe altri, o calarne,
Venti mani movesse e venti piedi:
Sì liscio è il sasso e la costa superba.
Nel mezzo, vôlta all'occidente e all'orco,
S'apre oscura caverna, a cui davanti
Dovrai ratto passar; giovane arciero
Che dalla nave disfrenasse il dardo,
Non toccherebbe l'incavato speco.
Scilla ivi alberga, che moleste grida
Di mandar non ristà. La costei voce
Altro non par che un guaiolar perenne
Di lattante cagnuol: ma Scilla è atroce
Mostro, e sino ad un dio, che a lei si fesse,
Non mirerebbe in lei senza ribrezzo.
Dodici ha piedi, anterïori tutti,
Sei lunghissimi colli, e su ciascuno
Spaventosa una testa, e nelle bocche
Di spessi denti un triplicato giro,
E la morte più amara in ogni dente.
Con la metà di sé nell'incavato
Speco profondo ella s'attuffa, e fuori
Sporge le teste, riguardando intorno
Se delfini pescar, lupi, o alcun puote
Di que' mostri maggior che a mille a mille
Chiude Anfitrite nei suoi gorghi e nutre.
Né mai nocchieri oltrepassaro illesi:
Poiché quante apre disoneste bocche,
Tanti dal cavo legno uomini invola.
Men l'altro s'alza contrapposto scoglio
E il dardo tuo ne colpirìa la cima.
Grande verdeggia in questo e d'ampie foglie
Selvaggio fico; e alle sue falde assorbe
La temuta Cariddi il negro mare.
Tre fiate il rigetta, e tre nel giorno
L'assorbe orribilmente. Or tu a Cariddi
Non t'accostar mentre il mar negro inghiotte;
Ché mal saprìa dalla ruina estrema
Nettuno stesso dilivrarti. A Scilla
Tienti vicino, e rapido trascorri.
Perder sei de' compagni entro la nave
Torna più assai, che perir tutti a un tempo".
Scilla e Carridi
Dall'altra parte havvi due scogli: l'uno
Va sino agli astri, e fosca nube il cinge
Né su l'acuto vertice, l'estate
Corra o l'autunno, un puro ciel mai ride.
Montarvi non potrebbe altri, o calarne,
Venti mani movesse e venti piedi:
Sì liscio è il sasso e la costa superba.
Nel mezzo, vôlta all'occidente e all'orco,
S'apre oscura caverna, a cui davanti
Dovrai ratto passar; giovane arciero
Che dalla nave disfrenasse il dardo,
Non toccherebbe l'incavato speco.
Scilla ivi alberga, che moleste grida
Di mandar non ristà. La costei voce
Altro non par che un guaiolar perenne
Di lattante cagnuol: ma Scilla è atroce
Mostro, e sino ad un dio, che a lei si fesse,
Non mirerebbe in lei senza ribrezzo.
Dodici ha piedi, anterïori tutti,
Sei lunghissimi colli, e su ciascuno
Spaventosa una testa, e nelle bocche
Di spessi denti un triplicato giro,
E la morte più amara in ogni dente.
Con la metà di sé nell'incavato
Speco profondo ella s'attuffa, e fuori
Sporge le teste, riguardando intorno
Se delfini pescar, lupi, o alcun puote
Di que' mostri maggior che a mille a mille
Chiude Anfitrite nei suoi gorghi e nutre.
Né mai nocchieri oltrepassaro illesi:
Poiché quante apre disoneste bocche,
Tanti dal cavo legno uomini invola.
Men l'altro s'alza contrapposto scoglio
E il dardo tuo ne colpirìa la cima.
Grande verdeggia in questo e d'ampie foglie
Selvaggio fico; e alle sue falde assorbe
La temuta Cariddi il negro mare.
Tre fiate il rigetta, e tre nel giorno
L'assorbe orribilmente. Or tu a Cariddi
Non t'accostar mentre il mar negro inghiotte;
Ché mal saprìa dalla ruina estrema
Nettuno stesso dilivrarti. A Scilla
Tienti vicino, e rapido trascorri.
Perder sei de' compagni entro la nave
Torna più assai, che perir tutti a un tempo".
Scilla e Carridi
martedì 27 ottobre 2015
03.01 - Mostro furioso
133
Qui resta l’elmo e là resta lo scudo,
lontano gli arnesi (corredo dell’armatura), e più lontano ancora la corazza: tutte le sue armi, concludendo,
avevano ognuna diversa collocazione per il bosco.
E poi si squarciò i vestiti, e rimasero nudi
il peloso addome e la schiena;
e iniziò la grande pazzia, così orrenda,
che nessuno sentirà mai parlare di una (follia) più orrenda di questa.
134
Gli scaturì così tanta rabbia e così tanto furore
che tutte le sue facoltà sensitive furono alterate.
Non gli passo per la testa di prendere la spada,
che tante incredibili avventure aveva passato, credo.
Ma tanto né quella, né una scure, né una bipenne (scure a due lame)
erano necessarie alla sua immensa forza.
Qui fece davvero alcune tra le sue imprese più straordinarie,
sradicò un grande pino con un solo scrollone:
135
e ne abbatté, dopo il primo, molti altri ancora
come se fossero state piante dal fusto tenero;
e fece la stessa cosa con querce, vecchi olmi,
faggi e abeti.
Come un uccellatore che per ripulire
il campo, dove mettere le reti,
estirpa le erbaccie, i ramoscelli e le ortiche,
Orlando faceva con le querce e con le altre piante secolari del bosco.
martedì 20 ottobre 2015
02.02 - Errante, esuberante, esagerato
GIOCO DI SPECCHI
Peter era un mostro, Peter era grasso, Peter
era scemo, Peter era goffo, Peter balbettava
e Peter inciampava e le ragazze ridevano di
Peter e i ragazzi lo punzecchiavano, e Peter
era costretto a restare a scuola dopo le lezioni
e a Peter cadevano gli occhiali e aveva le scarpe
slacciate e la camicia di fuori e vestiva come non
s’era mai visto e Peter sedeva sempre nell’ultimo
banco con il moccio che gli colava dal naso.
questo succedeva allora. cioè alle elementari e
alle medie, e il tempo passava
e passava e
Peter cambia ogni anno la sua fuoriserie e
ha sempre una ragazza nuova e graziosa e
non porta più gli occhiali ed è dimagrito,
sembra quasi bello comunque certo sicuro di sé,
ha una casa in Messico e una a Hollywood.
Peter commercia in arte e in borsa, parla
tre lingue, ha lo yacht e un jet e inoltre
qualche volta produce dei film.
chi lo conosceva allora non lo conosce
adesso.
è successo
qualcosa, che diavolo
è stato?
e la maggior parte dei fighi di allora
che ancora si vedono in giro
sono deformi, sconfitti, ingloriosi,
idioti, senzacasa, senili o
moribondi.
di rado va come ci aspettiamo che
vada.
per la precisione,
mai.
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