08.07 - Bibliografia inaffidabile
-Isidore Geoffroy Saint-Hilaire, Histoire générale et particulière des anomalies de l'organisation chez l'homme e les animaux, Parigi 1832-37;
-J. W. Goethe, Versuch die Metamorphose der Pflanzen zu erklären, Gotha 1790;
-A. Moquin-Tandon, Éléments de Tératologie végétale, Parigi 1841;
-Fr. Kirschleger, Essai historique de la térat. vég., Strasburgo 1845;
-A. Wigand, Grundlegung der Pflanzenteratologie, Marburgo 1850;
-Ch. Martius, De la Térat. vég. et de ses rapports avec la térat. animale, Montpellier 1851;
-M. Masters, Vegetable Teratology, Londra 1869;
-D. Clos, Essai de térat. taxonomique, ou des anomalies végétales considérées dans leur divers rapports avec le divers degrés de la classification, in Mém. Acad. sc. Toulouse, 1871;
-D. Clos, La térat. vég. et ses principes,ibid., 1891;
-C. Dareste, Recherches sur la production artificielle des monstruosités, ou essai de tératogénie expérimentale, Parigi 1876;
-C. De Candolle, Remarques sur la térat. vég., in Arch. sc. phys. et nat., Ginevra 1897;
-K. Goebel, Teratology in modern Botany, in Sciences Progress., n. s., I, Londra 1896;
-K. Goebel, Die Bedeutung der Missbildungen für die Botanik früher und jetzt, Jena 1906;
-G. Cuboni, La teratologia vegetale e i problemi di biologia moderna, in Riv. di sc. biol., 1900;
-H. De Vries, Masters' Book on vegetable Teratology, in Journ. R. Hort. Soc., Londra 1910;
-W. Worsdell, The principles of plants terat., Londra 1915-1916;
-P. Vuillemin, Les anomalies vég., leur cause biologique, Parigi 1926;
-E. Migliorato-Garavini, La terat. veg. fino alle metamorfosi di W. Goethe, in Bull. Orto bot. Napoli, X (1931);
-B. de Vecchi, Teratologia generale, in Trattato italiano di anatomia patologica, Torino 1923;
Visualizzazione post con etichetta antico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta antico. Mostra tutti i post
martedì 5 gennaio 2016
lunedì 4 gennaio 2016
domenica 3 gennaio 2016
07.03 - Mostruosità nelle scienze
Biologia: Chimera mostruosa
Astronomia: Buco nero
Matematica: Errori
Fisica: Bomba atomica
Chimica: NH4Cr207 - HgSCN
Fisiologia: Flatulenza
Medicina: Concepimento in vitro
Veterinaria: Urodeli
Antropologia: Guerra
Meteorologia: Tornado
Economia: Martedì nero
Archeologia: Liopleurodon
Geologia: Tettonica delle placche
Anatomia: Fotosintesi clorofilliana
Psicologia: Sindrome di Stoccolma
Sociologia: Apartheid
Mineralogia: Miniera di Naica
Linguistica: Linguaggio nero
Informatica: Prodigio dell'informatica
Automatica: Sedia a rotelle che sale le scale
Zoologia: Agnello con faccia umana
Etologia: Yetigal
Ecologia: Ecomostri
Biologia: Chimera mostruosa
Astronomia: Buco nero
Matematica: Errori
Fisica: Bomba atomica
Chimica: NH4Cr207 - HgSCN
Fisiologia: Flatulenza
Medicina: Concepimento in vitro
Veterinaria: Urodeli
Antropologia: Guerra
Meteorologia: Tornado
Economia: Martedì nero
Archeologia: Liopleurodon
Geologia: Tettonica delle placche
Anatomia: Fotosintesi clorofilliana
Psicologia: Sindrome di Stoccolma
Sociologia: Apartheid
Mineralogia: Miniera di Naica
Linguistica: Linguaggio nero
Informatica: Prodigio dell'informatica
Automatica: Sedia a rotelle che sale le scale
Zoologia: Agnello con faccia umana
Etologia: Yetigal
Ecologia: Ecomostri
venerdì 4 dicembre 2015
sabato 7 novembre 2015
05.01 - Mostri nella più vecchia odissea
Dall'altra parte havvi due scogli: l'uno
Va sino agli astri, e fosca nube il cinge
Né su l'acuto vertice, l'estate
Corra o l'autunno, un puro ciel mai ride.
Montarvi non potrebbe altri, o calarne,
Venti mani movesse e venti piedi:
Sì liscio è il sasso e la costa superba.
Nel mezzo, vôlta all'occidente e all'orco,
S'apre oscura caverna, a cui davanti
Dovrai ratto passar; giovane arciero
Che dalla nave disfrenasse il dardo,
Non toccherebbe l'incavato speco.
Scilla ivi alberga, che moleste grida
Di mandar non ristà. La costei voce
Altro non par che un guaiolar perenne
Di lattante cagnuol: ma Scilla è atroce
Mostro, e sino ad un dio, che a lei si fesse,
Non mirerebbe in lei senza ribrezzo.
Dodici ha piedi, anterïori tutti,
Sei lunghissimi colli, e su ciascuno
Spaventosa una testa, e nelle bocche
Di spessi denti un triplicato giro,
E la morte più amara in ogni dente.
Con la metà di sé nell'incavato
Speco profondo ella s'attuffa, e fuori
Sporge le teste, riguardando intorno
Se delfini pescar, lupi, o alcun puote
Di que' mostri maggior che a mille a mille
Chiude Anfitrite nei suoi gorghi e nutre.
Né mai nocchieri oltrepassaro illesi:
Poiché quante apre disoneste bocche,
Tanti dal cavo legno uomini invola.
Men l'altro s'alza contrapposto scoglio
E il dardo tuo ne colpirìa la cima.
Grande verdeggia in questo e d'ampie foglie
Selvaggio fico; e alle sue falde assorbe
La temuta Cariddi il negro mare.
Tre fiate il rigetta, e tre nel giorno
L'assorbe orribilmente. Or tu a Cariddi
Non t'accostar mentre il mar negro inghiotte;
Ché mal saprìa dalla ruina estrema
Nettuno stesso dilivrarti. A Scilla
Tienti vicino, e rapido trascorri.
Perder sei de' compagni entro la nave
Torna più assai, che perir tutti a un tempo".
Scilla e Carridi
Dall'altra parte havvi due scogli: l'uno
Va sino agli astri, e fosca nube il cinge
Né su l'acuto vertice, l'estate
Corra o l'autunno, un puro ciel mai ride.
Montarvi non potrebbe altri, o calarne,
Venti mani movesse e venti piedi:
Sì liscio è il sasso e la costa superba.
Nel mezzo, vôlta all'occidente e all'orco,
S'apre oscura caverna, a cui davanti
Dovrai ratto passar; giovane arciero
Che dalla nave disfrenasse il dardo,
Non toccherebbe l'incavato speco.
Scilla ivi alberga, che moleste grida
Di mandar non ristà. La costei voce
Altro non par che un guaiolar perenne
Di lattante cagnuol: ma Scilla è atroce
Mostro, e sino ad un dio, che a lei si fesse,
Non mirerebbe in lei senza ribrezzo.
Dodici ha piedi, anterïori tutti,
Sei lunghissimi colli, e su ciascuno
Spaventosa una testa, e nelle bocche
Di spessi denti un triplicato giro,
E la morte più amara in ogni dente.
Con la metà di sé nell'incavato
Speco profondo ella s'attuffa, e fuori
Sporge le teste, riguardando intorno
Se delfini pescar, lupi, o alcun puote
Di que' mostri maggior che a mille a mille
Chiude Anfitrite nei suoi gorghi e nutre.
Né mai nocchieri oltrepassaro illesi:
Poiché quante apre disoneste bocche,
Tanti dal cavo legno uomini invola.
Men l'altro s'alza contrapposto scoglio
E il dardo tuo ne colpirìa la cima.
Grande verdeggia in questo e d'ampie foglie
Selvaggio fico; e alle sue falde assorbe
La temuta Cariddi il negro mare.
Tre fiate il rigetta, e tre nel giorno
L'assorbe orribilmente. Or tu a Cariddi
Non t'accostar mentre il mar negro inghiotte;
Ché mal saprìa dalla ruina estrema
Nettuno stesso dilivrarti. A Scilla
Tienti vicino, e rapido trascorri.
Perder sei de' compagni entro la nave
Torna più assai, che perir tutti a un tempo".
Scilla e Carridi
martedì 27 ottobre 2015
03.01 - Mostro furioso
133
Qui resta l’elmo e là resta lo scudo,
lontano gli arnesi (corredo dell’armatura), e più lontano ancora la corazza: tutte le sue armi, concludendo,
avevano ognuna diversa collocazione per il bosco.
E poi si squarciò i vestiti, e rimasero nudi
il peloso addome e la schiena;
e iniziò la grande pazzia, così orrenda,
che nessuno sentirà mai parlare di una (follia) più orrenda di questa.
134
Gli scaturì così tanta rabbia e così tanto furore
che tutte le sue facoltà sensitive furono alterate.
Non gli passo per la testa di prendere la spada,
che tante incredibili avventure aveva passato, credo.
Ma tanto né quella, né una scure, né una bipenne (scure a due lame)
erano necessarie alla sua immensa forza.
Qui fece davvero alcune tra le sue imprese più straordinarie,
sradicò un grande pino con un solo scrollone:
135
e ne abbatté, dopo il primo, molti altri ancora
come se fossero state piante dal fusto tenero;
e fece la stessa cosa con querce, vecchi olmi,
faggi e abeti.
Come un uccellatore che per ripulire
il campo, dove mettere le reti,
estirpa le erbaccie, i ramoscelli e le ortiche,
Orlando faceva con le querce e con le altre piante secolari del bosco.
lunedì 19 ottobre 2015
Iscriviti a:
Post (Atom)









