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martedì 5 gennaio 2016

08.07 - Bibliografia inaffidabile



-Isidore Geoffroy Saint-Hilaire, Histoire générale et particulière des anomalies de l'organisation chez l'homme e les animaux, Parigi 1832-37;

-J. W. Goethe, Versuch die Metamorphose der Pflanzen zu erklären, Gotha 1790;

-A. Moquin-Tandon, Éléments de Tératologie végétale, Parigi 1841;

-Fr. Kirschleger, Essai historique de la térat. vég., Strasburgo 1845;

-A. Wigand, Grundlegung der Pflanzenteratologie, Marburgo 1850;

-Ch. Martius, De la Térat. vég. et de ses rapports avec la térat. animale, Montpellier 1851;

-M. Masters, Vegetable Teratology, Londra 1869;

-D. Clos, Essai de térat. taxonomique, ou des anomalies végétales considérées dans leur divers rapports avec le divers degrés de la classification, in Mém. Acad. sc. Toulouse, 1871;

-D. Clos, La térat. vég. et ses principes,ibid., 1891;

-C. Dareste, Recherches sur la production artificielle des monstruosités, ou essai de tératogénie expérimentale, Parigi 1876;

-C. De Candolle, Remarques sur la térat. vég., in Arch. sc. phys. et nat., Ginevra 1897;

-K. Goebel, Teratology in modern Botany, in Sciences Progress., n. s., I, Londra 1896;

-K. Goebel, Die Bedeutung der Missbildungen für die Botanik früher und jetzt, Jena 1906;

-G. Cuboni, La teratologia vegetale e i problemi di biologia moderna, in Riv. di sc. biol., 1900;

-H. De Vries, Masters' Book on vegetable Teratology, in Journ. R. Hort. Soc., Londra 1910;

-W. Worsdell, The principles of plants terat., Londra 1915-1916;

-P. Vuillemin, Les anomalies vég., leur cause biologique, Parigi 1926;

-E. Migliorato-Garavini, La terat. veg. fino alle metamorfosi di W. Goethe, in Bull. Orto bot. Napoli, X (1931);

-B. de Vecchi, Teratologia generale, in Trattato italiano di anatomia patologica, Torino 1923;

lunedì 4 gennaio 2016

08.03 - Allevamenti di umani

MICHEL FABER - Sotto la pelle

"Il vodsel, dopo alcuni movimenti goffi, era ormai fermo, e stava acquattato nel fascio di luce della torcia, nudo e intontito. Intorno al suo capo turbinavano piccole nubi di vapore bianco, respiro dopo respiro. Allontanato dal calore del recinto era pateticamente incapace di affrontare le con-dizioni ambientali esterne, era pieno di graffi sanguinanti e il colore roseo della pelle era divenuto bluastro per il freddo. Aveva il tipico aspetto del mestrale, la testina rasata incastonata come una gemma in cima a un corpo sproporzionatamente massiccio. La sacca dello scroto dondolava come una foglia di quercia sotto la scura ghianda che era il suo pene. Tra le gambe gli gocciolava un sottile flusso di diarrea nerastra. I pugni fendevano l'aria a scatti. La bocca si allargava come a mostrare i molari mancanti e il mozzicone di lingua che gli era rimasto."




08.01 - Anomalie nei cartoni

Il gobbo di Notre Dame

sabato 14 novembre 2015

05.02 - 5 righe su uno stretto
Scilla e Cariddi sono due ninfe bellissime trasformate in terribili mostri, che risiedevano sui due lati dello stretto di Messina. La prima con dodici piedi, due teste e sei bocche, divorava i marinai che si avvicinavano. Mentre la seconda tre volte al giorno inghiottiva le onde del mare, rigettandole poi per altrettante volte.

sabato 7 novembre 2015

05.01 - Mostri nella più vecchia odissea

Dall'altra parte havvi due scogli: l'uno
Va sino agli astri, e fosca nube il cinge
Né su l'acuto vertice, l'estate
Corra o l'autunno, un puro ciel mai ride.
Montarvi non potrebbe altri, o calarne,
Venti mani movesse e venti piedi:
Sì liscio è il sasso e la costa superba.
Nel mezzo, vôlta all'occidente e all'orco,
S'apre oscura caverna, a cui davanti
Dovrai ratto passar; giovane arciero
Che dalla nave disfrenasse il dardo,
Non toccherebbe l'incavato speco.
Scilla ivi alberga, che moleste grida
Di mandar non ristà. La costei voce
Altro non par che un guaiolar perenne
Di lattante cagnuol: ma Scilla è atroce
Mostro, e sino ad un dio, che a lei si fesse,
Non mirerebbe in lei senza ribrezzo.
Dodici ha piedi, anterïori tutti,
Sei lunghissimi colli, e su ciascuno
Spaventosa una testa, e nelle bocche
Di spessi denti un triplicato giro,
E la morte più amara in ogni dente.


Con la metà di sé nell'incavato
Speco profondo ella s'attuffa, e fuori
Sporge le teste, riguardando intorno
Se delfini pescar, lupi, o alcun puote
Di que' mostri maggior che a mille a mille
Chiude Anfitrite nei suoi gorghi e nutre.
Né mai nocchieri oltrepassaro illesi:
Poiché quante apre disoneste bocche,
Tanti dal cavo legno uomini invola.
Men l'altro s'alza contrapposto scoglio
E il dardo tuo ne colpirìa la cima.
Grande verdeggia in questo e d'ampie foglie
Selvaggio fico; e alle sue falde assorbe
La temuta Cariddi il negro mare.
Tre fiate il rigetta, e tre nel giorno
L'assorbe orribilmente. Or tu a Cariddi
Non t'accostar mentre il mar negro inghiotte;
Ché mal saprìa dalla ruina estrema
Nettuno stesso dilivrarti. A Scilla
Tienti vicino, e rapido trascorri.
Perder sei de' compagni entro la nave
Torna più assai, che perir tutti a un tempo".

Scilla e Carridi
04.03 - Giganti in un manga

L'attacco dei giganti

martedì 27 ottobre 2015

03.01 - Mostro furioso




133
Qui resta l’elmo e là resta lo scudo,
lontano gli arnesi (corredo dell’armatura), e più lontano ancora la corazza: tutte le sue armi, concludendo,
avevano ognuna diversa collocazione per il bosco.
E poi si squarciò i vestiti, e rimasero nudi
il peloso addome e la schiena;
e iniziò la grande pazzia, così orrenda,
che nessuno sentirà mai parlare di una (follia) più orrenda di questa.
134
Gli scaturì così tanta rabbia e così tanto furore
che tutte le sue facoltà sensitive furono alterate.
Non gli passo per la testa di prendere la spada,
che tante incredibili avventure aveva passato, credo.
Ma tanto né quella, né una scure, né una bipenne (scure a due lame)
erano necessarie alla sua immensa forza.
Qui fece davvero alcune tra le sue imprese più straordinarie,
sradicò un grande pino con un solo scrollone:
135
e ne abbatté, dopo il primo, molti altri ancora
come se fossero state piante dal fusto tenero;
e fece la stessa cosa con querce, vecchi olmi,
faggi e abeti.
Come un uccellatore che per ripulire
il campo, dove mettere le reti,
estirpa le erbaccie, i ramoscelli e le ortiche,
Orlando faceva con le querce e con le altre piante secolari del bosco.

03.02 - Anomalie nasali


martedì 20 ottobre 2015

02.02 - Errante, esuberante, esagerato



GIOCO DI SPECCHI

Peter era un mostro, Peter era grasso, Peter
era scemo, Peter era goffo, Peter balbettava
e Peter inciampava e le ragazze ridevano di
Peter e i ragazzi lo punzecchiavano, e Peter
era costretto a restare a scuola dopo le lezioni
e a Peter cadevano gli occhiali e aveva le scarpe
slacciate e la camicia di fuori e vestiva come non
s’era mai visto e Peter sedeva sempre nell’ultimo
banco con il moccio che gli colava dal naso.
questo succedeva allora. cioè alle elementari e
alle medie, e il tempo passava
e passava e
Peter cambia ogni anno la sua fuoriserie e
ha sempre una ragazza nuova e graziosa e
non porta più gli occhiali ed è dimagrito,
sembra quasi bello comunque certo sicuro di sé,
ha una casa in Messico e una a Hollywood.
Peter commercia in arte e in borsa, parla
tre lingue, ha lo yacht e un jet e inoltre
qualche volta produce dei film.
chi lo conosceva allora non lo conosce
adesso.
è successo
qualcosa, che diavolo
è stato?
e la maggior parte dei fighi di allora
che ancora si vedono in giro
sono deformi, sconfitti, ingloriosi,
idioti, senzacasa, senili o
moribondi.
di rado va come ci aspettiamo che
vada.
per la precisione,
mai.

martedì 13 ottobre 2015

01.05 - Link utili
Libro: CLAIR JEAN, Hybris. La fabbrica del mostro nell'arte moderna. Omuncoli, giganti e acefali.
Foto: JOEL PETER WITKIN


Canova's Venus, 1982